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Gabriele Albergo aka Salento Death Valley, è figlio d’arte e frequenta lo studio fotografico del padre fin dall’infanzia.

Inizia, però, a scattare superati i 30 anni e viene in pochissimo tempo assorbito dal mezzo.

La sua tendenza all’osservazione e a perdersi nel circostante, lo porta ad avere un approccio ironico e dissacrante nei confronti del proprio territorio che lo ospita da sempre.
 

 

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Gli usi, i costumi, il folklore, la cultura.

Ispirato dal cinema statunitense, da Lynch ai fratelli Coen, passando per il neorealismo italiano e da fotografi come Martin Paar o l’italiano Luigi Ghirri – per dirne solo alcuni.
 
Albergo produce “Salento Death Valley – a Black Diary of the most beloved Italian Peninsula”: una raccolta fotografica in continuo divenire incentrata proprio su usi, costumi e cultura di massa della penisola.

 

 
 
 
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Affascinato dall’errore che sovverte, dai perenni squilibri tipici del territorio, va a creare delle vere e proprie “antipostcards” che raccontano tutto ciò che esiste ma che è lontano dai riflettori che adesso sono puntati sul Salento.
 
 
 
 
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